Dr. Matteo Diquigiovanni,    Doctor in Chiropratic (UK)

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Disco Intervertebrale

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Il disco intervertebrale funge a tutti gli effetti da ammortizzatore naturale: è interposto tra una vertebra e l'altra con lo scopo di attenuare le pressioni sviluppate durante i movimenti fisiologici della colonna. Inoltre conferisce alle vertebre sovrapposte una certa motilità permettendo alla colonna di curvarsi in tutti i sensi ed eseguire modici movimenti di rotazione. Se non esistessero i dischi intervertebrali, le vertebre avrebbero, per la loro conformazione anatomica, un'escursione articolare ancor più limitata.



Il disco intervertebrale è una struttura fibrocartilaginea flessibile; ha la forma di una lente biconvessa che ben si adatta a quella dei corpi vertebrali a cui è interposto. In ciascun disco si possono riconoscere due parti:


NUCLEO POLPOSO: la parte centrale centrale, gelatinosa, giallognola e costituita da mucopolisaccaridi che trattengono acqua; ha lo scopo di rispondere alle sollecitazioni delle forze agenti sulla colonna e di distribuirle in modo uniforme all'anulus.
ANNULUS FIBROSO: insieme di fibre disposte in regolari strati concentri che si incrociano tra loro. Ha lo scopo di contenere e proteggere il nucleo centrale e conferisce al disco grande resistenza alla compressione.


Pertanto durante le varie sollecitazioni alla colonna  il nucleo polposo funge da vero e proprio ammortizzatore distribuendo  i carichi  all'anello fibroso.

Nel tratto lombare i dischi sono maggiormente sollecitati, per questo tra L1 ed L5, i dischi intervertebrali raggiungono uno spessore superiore e proporzionalmente maggiore rispetto ai corpi vertebrali. Risalendo la colonna diminuendo il carico da sostenere, diminuisce anche lo spessore dei dischi. Non sono presenti dischi nella regione sacrale o tra le prime due vertebre cervicali (C0/C1 e C1/C2).

risonanza della colonna


I dischi intervertebrali sono collegati, anteriormente e posteriormente lungo l’intera colonna, da legamenti fibrosi che ne costituiscono una potente struttura di rinforzo.
 
I dischi intervertebrali hanno sottili vasi sanguigni che entrano ed escono dal disco nei primi anni di vita e scompaiono verso i 20-30 anni. Pertanto il disco intervertebrale trae il proprio nutrimento essenzialmente per osmosi dai capillari che lo circondano; allo stesso modo elimina le sostanze di rifiuto. Questo scambio di fluidi viene attivato dai cambi di pressione all’interno del disco durante i movimenti della colonna.

Durante la notte, non subendo più pressioni importanti,  i nuclei polposi si reidratano e riacquistano il loro spessore iniziale. Applicando una pressione sul disco si ottiene una fuoriuscita dei liquidi di nutrimento ed una riduzione del suo spessore: le compressioni fanno sì che durante la giornata il disco intervertebrale si disidrati diminuendo il suo spessore. Viceversa, riducendo la pressione avviene un richiamo di liquidi verso l’interno ed un ripristino della sua struttura con una variazione quotidiana pari al 10% del suo spessore.
Nei giovani i vari dischi costituiscono il 25% dell'altezza del rachide e l'avanzare dell'età determina una irreversibile riduzione dello spessore a causa dell’effetto di disidratazione del disco: il contenuto idrico nei dischi delle persone giovani si attesta intorno all'80-85%, nei soggetti anziani tale percentuale scende al di sotto del 70%.

Secondo Nachesom la pressione sul terzo disco lombare varia notevolmente in base alla posizione assunta. Fatto 100% il carico esercitato nella naturale postura eretta, la pressione si riduce al 25% in decubito orizzontale ed aumenta al 150% in posizione assisa ed al 180% in flessione anteriore del tronco.
(Nachemson A - The Lumber Spine - An Orthopedic Challenge: Spine 1:59 - 71, March 1976)

Se le sollecitazioni a cui va incontro il disco intervertebrale sono particolarmente intense, la resistenza del contenitore anulare può essere vinta e produrre uno spostamento del nucleo dalla sua posizione centrale. Lo stesso risultato può essere la conseguenza di una cronica esposizione a vibrazioni e sollecitazioni usuranti, che abbassano notevolmente la soglia di sopportazione dell'anulus.

Si parla, in questi casi, di erniazione del disco, che può verificarsi in diversi gradi e tipi, a seconda delle modalità di spostamento del nucleo (vedi sezione “ernia del disco”).






Nei casi più gravi il nucleo polposo si separa completamente dal disco intervertebrale, come un "tubetto di dentifricio schiacciato". A seconda della sua posizione, il prolasso può provocare dolori o sintomi che talvolta si estendono anche a gambe e piedi (sciatalgia) nella regione lombare e nella regione cervicale a braccia e mani (brachialgia).

Il punto più debole del disco si trova nella parte posteriore del nucleo fibroso, vicino al forame intervertebrale, ed è per questo motivo che la maggior parte delle erniazione avviene a questo livello.